Antonella De Angelis | Gli amici del rospo

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gli amici del rospo

di G.Francione

regia, costumi e scenografi Antonella De Angelis

con Manuel Adamasi, Tina Angrisani, Matteo Cianci, Gianluca Gugliandolo, Nicolò Matricardi, Vincenzo Morra, Principe Valeri

25 marzo, Teatro Agorà, Roma

E’ andato in scena dal 21 al 26 marzo lo spettacolo Gli amici del rospo al Teatro Agorà. Il testo di G. Francione è un dramma in due atti che descrive il processo e la prigionia di Verlaine che il 10 luglio del 1873, in una stanza d’hotel di Bruxelles, spara due colpi di pistola all’amante Rimbaud deciso a lasciarlo. In seguito viene condannato a due anni di carcere. Il processo diventa umiliante e trasmoda dall’attentato a una causa contro la pederastia. Dopo il processo il racconto prosegue nella cella dove il poeta recluso vive in un’allucinazione le apparizioni del suo amante fantasma, con il quale rievoca il loro amore intenso fatto di eros e poesia; in questo sogno anche i gesti e i simboli più osceni vengono resi sublimi dalla versificazione metafisica.

Il tema è alto, la passione appartenente ai due poeti raggiunge vette altissime delle possibilità dell’amare umano. Purtroppo però per quanto i contenuti abbiamo un elevato potenziale, la messa in scena lascia un po’ a desiderare. La prima parte rivela una falla di rappresentazione: di per sé mettere in scena un processo per una durata superiore alla mezz’ora è cosa difficile, in questo caso la dinamica risulta di dubbio interesse teatrale. Sulla scena gli attori che interpretano le varie parti –pur essendo efficaci singolarmente – sembrano slegati tra di loro, inseriti nell’aula di tribunale e intenti ad enunciare fatti e avvenimenti senza un’azione efficace. Di fatto manca una regia e l’effetto è quello del “preferirei leggere questi accadimenti da un libro”.

La scenografia più che minimale è scialba e i costumi sono brutte copie di abiti da tribunale. La seconda parte che ritrae la cella in cui è rinchiuso Verlaine ha a suo favore il tema forte: il contrasto fra la sofferenza data dalla realtà – la cella – e il lirismo delle visioni del poeta incarcerato – la presenza dell’amante Rimbaud incarnazione dell’amore maledetto. Anche in questo caso però la resa scenica non è all’altezza delle istanze portate. Gli attori, per quanto capaci di rendere la tensione emotiva della situazione, sono inseriti in un disegno scenico didascalico, approssimativo e non in grado di rendere in azione l’alta temperatura del testo.

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