Antonio Ligabue | Complesso del Vittoriano

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Artista: Antonio Ligabue

Curatore: Sandro Parmiggiani e Sergio Negri

Luogo: Compesso del Vittoriano (ala Brasini) – Via di San Pietro in Carcere  –  Roma

11 Novembre 2016 – 8 gennaio 2017

Orari: dal lunedì al giovedì 9:30 – 19:30 / venerdì e sabato 9:30 – 22:00 / domenica 9:30 – 20:30

 

Il Complesso del Vittoriano accoglie nelle sale dell’ala Brasini, a distanza di cinquantacinque anni dalla prima mostra di rilievo nazionale alla Galleria la Barcaccia di Roma, un importante mostra sull’ artista originario della Svizzera tedesca – Antonio Ligabue.

La mostra curata da Sandro Parmiggiani, direttore della Fondazione Museo Antonio Ligabue di Gualtieri e da Sergio Negri, presidente del comitato scientifico, propone attraverso un’attenta selezione, il lavoro di uno tra i più straordinari e interessanti artisti del Novecento. L’esposizione, che scandisce il lavoro in tre sezioni con circa 100 opere tra pitture, sculture, disegni, acqueforti ed incisioni propone un excursus storico e critico che permette, con interessanti accostamenti, di seguire cronologicamente e tematicamente la ricerca dell’artista.

Antonio Ligabue, Vedova nera con volatile, 1955 – 56, olio su tavola di faesite, 53 x 68,5 cm., Collezione privata

Il documentario di grande interesse, Il vero naif di Raffaele Andreassi, girato nel 1962, apre la mostra permettendo di capire, per quanto possibile, la particolare natura  di Antonio Ligabue. La sua opera fu irrimediabilmente segnata da una vita di stenti e sofferenze. Le ristrettezze economiche nelle quali visse dovettero incidere sulla sua crescita e marcare profondamente il suo aspetto fisico. Fu così un uomo incompreso, schernito dalla società perseguitato perfino dal viscerale ed eccessivo attaccamento della madre adottiva e infine bandito dalla sua patria.

Nonostante la parte espositiva ponga giustamente e prevalentemente l’accento sul carattere pittorico dei suoi lavori, lo spettatore non riuscirà a non percepire, in questi, un più intimo e profondo percorso nell’esistenza borderline dell’uomo. La mostra inoltre svela contraddizioni e malintesi che hanno accompagnato e tutt’oggi circondano una figura tanto complessa.

L’amore puro e incondizionato per la natura coinvolse interamente la sua esistenza dalla vita nei campi all’arte. Le sue passioni rispecchiarono appieno la sua indole di uomo libero che mai scese a compromessi.

Nelle tre sezioni è straordinario notare come, da un’incertezza iniziale, di artista autodidatta arrivò a governare ed utilizzare i più diversi strumenti per modellare e cogliere le caratteristiche proprie di ogni animale, tanto che, sembra, li sentisse fremere sotto le sue mani. Ligabue ebbe un contatto vero con le sue creature  che studiò e ricercò  nelle illustrazioni, nel circo e nei campi e fu inoltre scoperto nel 1929 e incoraggiato da Renato Marino Mazzacurati (esponente della Scuola Romana e poliedrico esponente delle correnti artistiche quali il cubismo, l’Espressionismo e il Realismo) che lo guida nella ricerca artistica.

Nel corso degli anni, mentre le atmosfere dei suoi dipinti si fanno sempre più dense e più brillanti nei colori, degli animali ne coglie appieno le dinamiche e i comportamenti. Del cielo ne mostra i segni distintivi nelle gonfie nuvole, nelle frecce dei lampi e nella pioggia incisa.

Antonio Ligabue, Cavalli Imbizzarriti, 1948 - 50, olio su tavola di faesite, 62 x 57 cm., Collezione privata

Antonio Ligabue, Cavalli Imbizzarriti, 1948 – 50, olio su tavola di faesite, 62 x 57 cm., Collezione privata.

Alle feroci e grandi belve si affiancano insetti e ragni che competono simbolicamente per grandezza e pericolosità. Come lui stesso (visibile in una bellissima serie di autoritratti) le sue figure lottano per la sopravvivenza, sono dotate di una forza eroica e sessuale. Le linee si fanno più nere e incisive nell’ultimo periodo quasi a sottolineare i tratti salienti delle scene e, di pari passo constatare nei solchi delle espressioni il passare del tempo.

Antonio Ligabue, Testa di tigre, 1955 - 56, olio su tavola di faesite, 75 x 64 cm., Collezione privata

Antonio Ligabue, Testa di tigre, 1955 – 56, olio su tavola di faesite, 75 x 64 cm., Collezione privata

Una piccola sezione grafica mostra invece l’aspetto più profondo e malinconico della sua produzione in cui emerge l’immagine della sofferenza.

Antonio Ligabue, Cervo, 1952 - 62, matita su carta, 32,8 x 42,7 cm., Collezione privata

Antonio Ligabue, Cervo, 1952 – 62, matita su carta, 32,8 x 42,7 cm., Collezione privata

La mostra si arricchisce inoltre della presenza di alcune opere inedite come l’affascinante Leopardo con serpente appartenente al terzo periodo e Circo equestre degli inizi.

In molte opere dell’ultima fase ci sembra poi di vedere dei riferimenti alla cultura colta e meno popolare degli inizi. Ci sono i pesci rossi e le geometrie che ricordano Henri Matisse, il Leprotto le la meticolosità di Albrecht Dürer e come non percepire Van Gogh per cui lui provava una particolare ammirazione e affinità? Sembra infine riemergere per essere definitivamente cancellato il dubbio sul valore della sua arte.

Sotto l’egida dell’Istituto della storia del Risorgimento italiano e con il patrocinio di Regione Lazio, Roma Capitale e Fondazione Federico II Palermo, la mostra Antonio Ligabue è promossa dalla Fondazione Museo Antonio Ligabue di Gualtieri e dal Comune di Gualtieri, è curata da Sandro Parmiggiani, direttore della stessa Fondazione e da Sergio Negri, presidente del comitato scientifico, con l’organizzazione generale di Arthemisia Group e C.O.R. Creare-organizzare-realizzare.

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Autore

Viviana Quattrini

Laureata in storia dell'arte contemporanea all'Università degli Studi di Roma "La Sapienza", collabora principalmente come critica d'arte con la galleria romana RvB Arts. Ha curato mostre istituzionali e in gallerie private. Scrive come redattrice per la rivista Nucleo Artzine.

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