Davide Strava, NoS – Nuovo Orizzonte Spettacolo | Brechtskabaret

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BRECHTSKABARET
scritto e diretto da Davide Strava
con Sarah Biacchi, Davide Strava
al violoncello Giovanna Famulari
al pianoforte Ivano Guagnelli
un progetto NoS – Nuovo Orizzonte Spettacolo
in collaborazione con Sycamore T Company
organizzazione Roberta Federica Serrao

30 gennaio 2015, Teatro dei Conciatori, Roma

Questa sera, nella sala del Teatro dei Conciatori, siamo nel 2067. Una scrivania con due sedie vuote, una di fronte all’altra, ci suggeriscono che presto avverrà un incontro fra due soggetti, forse uno scontro diretto. Alle spalle scaffali, affollati di origami bianchi, allineati e perfetti simboli di sterilità d’emozione. Un carrello per la spesa colmo di panni colorati fa capolino dal fondo, sulla sinistra del palco lo spazio per i due musicisti, Ivano Guagnelli al pianoforte, Giovanna Famulari al violoncello.

Il modo semplice di adibire la scena, che il giovane e talentuoso Davide Strava – autore, regista e autore di Brechtskabaret – sceglie, ci permette immediatamente di comprendere la parte che abbiamo come spettatori: quella di testimoni di una possibile realtà difficile da digerire, pregna di censura d’emozione, dell’umana capacità di sentirsi creativi e vivi. Una realtà fatta di scontro verbale, dove l’umanità è un peccato contro il regime di pensiero perché spaventa e rende fragili, perché porta a passioni incontrollate che sfociano in decisioni ed azioni estreme, troppo spesso violente.
Ma non è forse una forma di violenza voler rendere l’uomo una scatola da riempire con comportamenti che seguano un’etica manipolabile e asettica?
Il progetto dello stato di Pangea, nazione unica che racchiude tutto il mondo, governata da pochi eletti, è quello di creare tanti uomini-origami bianchi, da mettere sugli spolverati scaffali del mondo. Come può la prigioniera politica Zoe, interpretata da Sarah Biacchi, donna pura e profondamente umana, bambina gioiosa e senza paure, accettare questo stato emotivo senza colori e sfumature? La sua voce, potente, ammaliante e giocosa, è fatta per risuonare per le strade del mondo, ed è espressione della vitalità che il suo antagonista Abramo, archivista del regime interpretato dallo stesso Strava, sente il bisogno di reprimere per voleri in divisa. La voglia di giocare e di conoscere la verità contro il bisogno di controllo e di repressione: un dialogo che ci porta a prendere le parti, a scegliere per la vita; un dialogo che può forse creare una crepa in una struttura tanto imponente ma fragile e fallimentare, una scatola che cerca di organizzare l’umano disumanizzandolo.

Brecthskabaret è uno spettacolo che mozza il fiato per i suoi ritmi serrati e per il dialogo in continuo contrasto fra i due protagonisti, al quale partecipano organicamente i due musicisti, senza creare sfasature nell’andatura liscia e scorrevole del lavoro.

Le musiche di Brecht-Weill,eseguite dal vivo in modo intimo, ci narrano infatti un passato che risveglia il desiderio di ridere e canticchiare, di sospirare fra le coperte ed accarezzare una guancia solcata da lacrime, e il loro profumo di spartiti lontani ci restituisce vibrazioni e ritmi che costituiscono l’universalità semplice del sentire umano. Melodie che spingono alla danza, alla voglia di tornare a casa ogni sera e preparare un piccolo spettacolo comico per coloro che amiamo, senza sfumature d’incomprensione.

All’ombra di tanti piccoli origami bianchi, che possono cambiare colore grazie ad una bomboletta spray e che sono pensieri liberi ma costretti in una forma, alla fine ciò che conta è il segreto nascosto che viene raccontato da uno scambio di sguardi, seppure questi appartengano a mondi apparentemente lontani che si prendono a calci.

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Autore

Ludovica Avetrani

attrice, danzatrice, curiosa. caporedattrice delle sezioni di teatro e danza. odia le maiuscole.

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