Esilio | Çiler İlhan

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Autore Çiler İlhan
Titolo Esilio
Traduzione  Eda Özbakay
Casa Editrice Del Vecchio Editore
Pubblicazione  28 Maggio 2014
 

Il libro Esilio di Çiler İlhan… un momento. Esilio non è solo un libro.
Esilio è la lettura del dolore di una donna privata del suo corpo e della sua libertà, è la violenza fisica subita da fanciulli, nove o dieci anni, maschi e femmine; indifferente.
Ci sono luoghi nel mondo in cui non si può scegliere chi amare: bambine vengono regalate in mogli, quando tutto va bene. L’alternativa è soffocarle nel sonno dopo un paio di giorni di vita. Come si può accettare la quinta figlia femmina?! È un insulto!

Poche acerbe parole per ogni racconto che İlhan mette in scena. Non si può fuggire dai suoi racconti perché sono immediati, colpiscono come un fulmine a ciel sereno il lettore che inerte non può che accoglierne le verità inconfessabili.

Esilio: storie di vittime. Victima. Victoria. In fondo sono la stessa cosa. Si sacrifica la propria vita per la vittoria della vita.
Si sceglie di stare in silenzio per ventinove anni pur di non essere annientati da un padre-padrone che pretende di pianificare la vita di un figlio-artista.
Bisogna salvare il buon nome della famiglia: unica femmina di quattro figli, parlava con degli uomini, insudiciava l’onore dei fratelli, dovettero ucciderla.
Nel crudele giro di ruota dei racconti, anche i cani hanno voce. Raccontano delle loro vite in appartamento, delle loro gelosie per avere più affetto dai loro “genitori”, dei loro morsi e bestialità che paragonati ad alcune pratiche “umane” tutto sembrano fuorché bestiali.
Servizi segreti iracheni e Pentagono che si compiacciono delle proprie strutture o (s)torture.

Sensi di colpa, voci subconscie, fantasmi del passato, sogni tormentati, figure al margine, randagi abbandonati alla strada, omicidi, suicidi, tutto ciò va in esilio, ciò che non vogliamo vedere e sentire perché procura sofferenza. E se tutto ciò tornasse dall’esilio?

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Autore

Cristiana De Santis

«Mi sono convinto che anche quando tutto è o pare perduto, bisogna rimettersi tranquillamente all’opera, ricominciare dall’inizio. Mi sono convinto che bisogna sempre contare solo su se stessi e sulle proprie forze; non attendersi niente da nessuno e quindi non procurarsi delusioni. Che occorre proporsi di fare solo ciò che si sa e si può fare e andare avanti per la propria via. La mia posizione morale è ottima: chi mi crede un satanasso, chi mi crede quasi un santo. Io non voglio fare né il martire né l’eroe. Credo di essere semplicemente un uomo medio, che ha le sue convinzioni profonde, e che non le baratta per niente al mondo». Antonio Gramsci, Lettere dal carcere.

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