Festival inDivenire | Daniele Nuccetelli | Perché se non posso urlarlo (l’amore) nessuno si accorgerà di me

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Arkadina - Chantal Gori

di Nuccetelli/Vinella

regia Daniele Nuccetelli

con Chantal Gori, Davis Tagliaferro, Sofia Taglioni, Elena Stabile, Ida Vinella, Simone Bobini, Domenico Bisazza, Teodoro De Cristofaro

musiche originali Andrea Ruscitto

 

10 Ottobre 2017, Spazio Diamante, Roma.

 

All’ingresso del pubblico la scena è già occupata da due attori – Davis Tagliaferro (Konstantin), Sofia Taglioni (Nina) , lui di spalle, lei sul pavimento con indosso una maschera a forma di testa di gabbiano.

L’ispirazione al Gabbiano di Cechov viene dunque da subito dichiarata esplicitamente.

Allo stesso modo, tuttavia, la regia di Daniele Nuccetelli ne vuole prendere celermente le distanze: i restanti attori fanno il loro ingresso assieme, mostrando al pubblico dello Spazio Diamante dei fogli che riportano i veri dati anagrafici di ciascun attore e del personaggio che interpreteranno.

Entriamo così in una dimensione meta-teatrale che pervade l’intero spettacolo.

Le prime scene sono appositamente in over acting, quasi a beffa dello spettatore, fino all’irruento intervento dell’Arkadina – Chantal Gori -, che, in bilico tra personaggio ed attrice, si lascia andare ad una riflessione sul teatro moderno e sui giovani che si appropinquano ad esso, tanto vera quanto amara.

Chiaro il punto di vista del regista che, in questo studio sul Gabbiano, si concentra sulle passioni che pervadono l’animo dell’uomo moderno, alla perenne ricerca di se stesso, attraverso l’appagamento o, viceversa, il rifiuto, dei suoi più reconditi desideri.

Perché se non posso urlarlo (l’amore) nessuno si accorgerà di me è lo smascheramento delle bugie, delle giustificazioni, di tutte le finzioni di cui riempiamo la nostra quotidianità.

Efficacissimo, a tal proposito, il monologo di Trigorin – Simone Bobini -, che, con estrema brillantezza ed ironia arriva dritto allo stomaco dello spettatore, impartendo una lezione d’arte, e di vita, assimilata attraverso un sorriso. Forse si avverte la necessità di altri momenti del genere nel resto dell’opera.

Scena dopo scena, i sentimenti e le emozioni si ribellano ed esplodono, anche con violenza, appesantendo l’aria e creando sempre più quella tensione diretta alla tragedia.

Un processo che, seppur necessiti una recitazione prettamente psicologica, non può cedere il passo all’intimismo, che, invece, ha tradito più volte l’interpretazione dei due protagonisti, mentre personaggi secondari come Dorn – Domenico Bisazza – ne sono emersi, giustamente, immuni.

Ricordiamo tuttavia che lo spettacolo è “in divenire”, ovvero ancora in cerca di un contesto in cui esprimersi e realizzarsi – come vuole il festival a cui prende parte -, perciò non è ancora tardi per raddrizzare il tiro e far spiegare le ali a questo spettacolo che è già proiettato a volare.

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Autore

Tony Scarfì

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