Gabriele Russo | Il Giocatore

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Tratto da “Il Giocatore” di Fëdor Dostoevskij

adattamento Vitaliano Trevisan

con Daniele Russo, Marcello Romolo, Camilla Semino Favro, Paola Sambo, Alfredo Angelici, Martina Galletta, Alessio Piazza, Sebastiano Gavasso

coproduzione Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini, Teatro Stabile di Catania

regia Gabriele Russo

 

Il Giocatore è forse tra i testi di Dostoevskji, quello che può trarre maggiormente in inganno. La brevità del romanzo, in particolare, può illudere anche in il lettore più inesperto.

Eppure c’è uno scavo interiore, accarezzato dall’insondabilità della fortuna, che per certi versi è addirittura più intenso dei romanzi classici del grande narratore russo.

Affrontare con metodo l’universo Fëdor Dostoevskij non è impresa semplice, anche per gli studiosi più esperti. Proprio per questo, va premiato lo sforzo del regista Gabriele Russo, per la sua ottima traduzione, con l’adattamento di Vitaliano Trevisan.

Le meravigliose scenografie curate da Roberto Crea, con la presenza delle due clessidre da ambo i lati della scena, operano un taglio preciso della pièce, per consentire ai granelli del tempo di trasportare attori, attrice e spettatori in una dimensione meta-teatrale.

Questo scardinamento, è inoltre rappresentato dal flusso di coscienza dai quali sembrano essere continuamente pervasi i protagonisti della rappresentazione.

Era il 1866 quando Dostoevskij stava lavorando alla stesura del romanzo, e la produzione dello stesso, non fu tra le più felici: causa maggiore, erano le condizioni contrattuali stabilite dal suo editore.

L’ossessione, la frustrazione e l’inevitabile dolore segnano la sinfonia di questo romanzo. Nella riduzione teatrale, l’unione iper-spaziale tra il piano della stesura del romanzo, rappresentata dai dialoghi sulla scena tra lo Scrittore Dostoevskij (Daniele Russo) e la sua giovane stenografa Anna Grigor’evna (Camilla Semino Favro) si amalgama con le (dis)avventure dei protagonisti del suo romanzo, che prendono corpo.

La schiavitù del gioco d’azzardo nasce dall’ossessivo tentativo di guadagnare, vincere, amare l’inevitabile declino, come quello provato da Dostoevskij, mentre procedeva alla stesura del romanzo, che forse divenne il più trascurato e il più maledetto di tutti.

Oggi si gioca anche online, sempre di più, senza tregua. Il lavoro ci ha incatenato.

Lo Scrittor fu soggiogato dall’opera. Allo stesso modo i protagonisti di questa storia finiscono in miseria.

La atemporalità diviene il rumore della roulette, che accompagna le nostre vite.

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