Gruppo Nanou | Xebeche [csèbece]

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coreografia Marco Valerio Amico, Rhuena Bracci
con Carolina Amoretti, Sissj Bassani, Marta Bellu, Rhuena Bracci, Enrica Linlaud, Marco Maretti, Rachele Montis, Davide Tagliavini
suono Roberto Rettura
light design Fabio Sajiz
produzione E / gruppo nanou, Ravenna Festival
con il sostegno di L’Arboreto – Teatro Dimora di Mondaino, Cantieri, Centrale Fies, Olinda – Ex Ospedale Psichiatrico Paolo Pini, Santarcangelo dei Teatri
con il contributo di FONDO PER LA DANZA D’AUTORE della Regione Emilia Romagna 2015/2016, MIBACT, Regione Emilia-Romagna Assessorato alla Cultura

 

Martedì 11 luglio Roma, Teatro Vascello

Il gruppo Nanou diretto da Marco Valerio Amico e Rhuena Bracci ha presentato, lo scorso 11 luglio in prima regionale, il suo Xebeche all’interno del festival Fuori Programma organizzato dal Teatro Vascello in corso fino al 26 luglio prossimo.

I colori di questo lavoro sono indubbiamente il bianco ed il nero. Immediatamente ci affacciamo in un atmosfera ben precisa quasi congelata da questi due colori e dalla sonorità elettronica che, nella stessa forma, si ripete con minime variazioni per tutta la durata del lavoro.

Il pavimento, composto di geometrie bianche e nere disegna un corridoio a  forma di elle ed un   quadrato bianco che gli interpreti abiteranno più o meno coscientemente nello sviluppo del lavoro.

Un solo iniziale contraddistingue e caratterizza tutta l’opera, una preparazione, dei movimenti che si situano tra la disciplina acrobatica e la tecnica del floor work costruita  per mezzo della ripetizione di gesto nello spazio: l’impressione è quella di assistere ad un’ accumulazione di movimento coreografato del singolo che poi verrà condiviso con gli altri sette. E’ possibile affermare che, a livello di movimento, i corpi utilizzano alcune sequenze coreografiche rimescolate nello spazio ed adoperate per incontri e alleanze con l’altro in scena. Coralità, duetti, terzetti e soli sono le strutture da cui si potrebbero tranquillamente estrapolare quattro movimenti chiave utilizzati da tutto il gruppo per tutta la durata della Piecé.

Il solo iniziale lascia spazio all’intervento di altri danzatori, anche loro black and white che risultano quasi trattenuti. L’impressione è che nascondano, per scelta coreografica della compagnia Nanou, un probabile bel movimento volutamente non esaltato,  e decidano di mantenere un rigore stilistico e scenografico oltre che una decisa assenza di presenza scenica. Si vedono infatti otto corpi in scena che montano e rimontano delle sequenza che, per lo spettatore, dopo i primi venti minuti diventano anche troppo familiari.

Questo lavoro sembra essere una formale e composta carrellata di incontri di movimento sicuramente valorizzata da un bel disegno luci che sostiene quest’atmosfera quasi lunare, robotica.

Senza dubbio uno spettacolo dalla cifra stilistica ben precisa che mantiene il gruppo all’interno di un confine, in un recinto che forse rischia di interrompere il sentire dello spettatore.

La citazione che leggiamo a proposito del “negare l’identità e produrre inconscio” che, proprio il gruppo Nanou fornisce come materiale di sostegno al lavoro, non arriva al pubblico che continua a vedere un ottetto fisico. Serve forse qualcosa di più anche per produrre una evidentemente cercata perfezione geometrica.

 

 

 

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