Il tempo delle mele … cotte

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Dal 18 febbraio al 9 marzo,Il tempo delle mele … cotte è in scena al Teatro de’ Servi: una commedia di Gianni Clementi, diretta da Vanessa Gasbarri, con Giorgia Trasselli e Antonio Conte.

Il tempo delle mele … cotte
di: Gianni Clementi
regia: Vanessa Gasbarri
con: Giorgia Trasselli, Antonio Conte
scene: Katia Titolo
costumi: Velia Gabriele
musiche: Raffaella Gagliano
luci: Giuseppe Filipponio
aiuto regia: Alessandro Salvatori
elettricista: Fabrizio Mazzonetto
foto: Francesco Marino
grafica: Elisa Abbadessa
ufficio stampa: Andre Cova

Dal 18 febbraio al 9 marzo 2014 – Teatro de’ Servi, Roma

Una delle sinergie artistiche più riuscite e di successo degli ultimi anni torna in scena al Teatro de’ Servi: dopo Finché vita non ci separi e La Spallata, Gianni Clementi ci regala una nuova commedia brillante e originale, oltreché intelligente. La graffiante ironia dell’autore è in grado di coinvolgere lo spettatore all’interno delle dinamiche tra i personaggi, calibrando perfettamente due aspetti irresistibili: una comicità esilarante, e uno sguardo particolarmente acuto sul panorama storico che costituisce lo sfondo delle vicende narrate. La regia, curata ancora una volta dall’ottima Vanessa Gasbarri, risulta appassionante e minuziosa, vincente soprattutto per quanto concerne la direzione degli attori: la già comprovata coppia Giorgia Trasselli e Antonio Conte torna a entusiasmare, divertire ed emozionare.

Siamo a Roma, nel quartiere di San Lorenzo; è il 19 luglio del 1943, e l’estate afosa non tarda a farsi sentire nonostante la guerra. Un aitante parroco pugliese e un’avvenente fedele si ritrovano intrappolati – e miracolosamente illesi – sotto le macerie della Chiesa, durante i bombardamenti più tragici nella storia della Capitale. Nel corso di una confessione dai toni arditi, Don Eligio e Sora Agnese si sono ritrovati avvinghiati nel furore della passione, tanto da ignorare l’allarme cittadino; le estreme conseguenze dell’aver consumato il frutto proibito li costringerà a passare lunghi giorni sotto le macerie. «Un giorno credi che ‘sta guerra finirà, ritornerà la pace e il burro abbonderà» canta De Gregori, ma intanto i due protagonisti hanno smarrito i loro abiti, e non vogliono farsi scoprire dai soccorsi con le mani nel sacco, lei in sottoveste e lui senza mutande. Don Eligio e Sora Agnese tentano di sopravvivere; cercano una soluzione e si scoprono a riflettere sulla condizione umana, «in un confronto continuo in cui gli occhi dell’altro rappresentano lo specchio in cui cercare la propria verità». Il colto uomo di chiesa e la popolana dall’energia inestinguibile eludono e dimenticano le barriere sociali, e si aprono vicendevolmente all’insegna di una sincerità a tratti cinica e spaventata. Tutto questo dà vita a una serie di maliziosi fraintendimenti e situazioni grottesche che mettono a dura prova i due personaggi «nel tentativo di salvare, se non le loro anime, almeno i loro corpi».

La scenografia praticabile offre la configurazione dei celebri spazi ritmici teorizzati e realizzati da Appia: i due attori si arrampicano, salgono, scendono, costantemente indaffarati in una serie di azioni fisiche che rendono lo spettacolo vivo e organico. Il merito va senza dubbio alla sempre migliore regia di Vanessa Gasbarri, e all’instancabile talento degli attori in scena, Antonio Conte e Giorgia Trasselli, che in particolare ci regala un’interpretazione perfettamente credibile e divertentissima, sempre precisa non solo nelle intenzioni, ma anche nei tempi comici.

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Redazione

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