KIKI SMITH&BETTY WOODMAN

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Betty Woodman e Kiki Smith sedute su Bronze Bench #6 (2007), Betty Woodman, courtesy of Galleria Lorcan O'Neill

Betty Woodman e Kiki Smith sedute sull’opera della Woodman “Bronze Bench #6″ (2007), courtesy of Galleria Lorcan O’Neill

Artista: Kiki Smith; Betty Woodman

Titolo: KIKI SMITH&BETTY WOODMAN

Luogo: Galleria Lorcan O’Neill, Vicolo dei Catinari 3

21 settembre – 12 novembre 2016

Intimi cromatismi e sgargianti colori sono in mostra nelle tre sale della galleria Lorcan O’Neill, dove l’universo espressivo di Kiki Smith (1954) corre parallelo agli eclettici lavori di Betty Woodman (1930). Due americane a confronto, due artiste poliedriche si raccontano attraverso piccole sculture, disegni su carta, tele e arazzi di grandi dimensioni. Ad attrarre lo sguardo appena varcata la soglia della galleria sono i lavori di Betty Woodman, in un colorato gioco di forme e sovrapposizioni tridimensionali che portano l’occhio a rimbalzare da una tela all’altra. Elementi costruiti da morbide ma energiche pennellate, insieme a veloci segni lineari celesti, fucsia, verdi e rossi, fluttuano nell’arioso spazio espositivo delineando spesso antiche sagome di vasi, allusive non solo di un manufatto decorativo dalla storia secolare, ma evocanti oggetti polivalenti che per la loro natura funzionale possono, nelle mani dell’artista, continuamente mutare livrea all’interno di un vortice creativo senza fine.

Betty Woodman, Summer Triptych, 2003, courtesy of Galleria Lorcan O'Neill

Betty Woodman, “Summer Triptych”, 2003, courtesy of Galleria Lorcan O’Neill

Betty Woodman, Italian Balcony View, 2001, courtesy of Galleria Lorcan O'Neill

Betty Woodman, “Italian Balcony View, 2001,courtesy of Galleria Lorcan O’Neill

Betty Woodman, "Table and Rug", 2016

Betty Woodman, “Table and Rug”, 2016

Ceramista sin dal 1950, Betty Woodman è riuscita col tempo a svincolare le sue creazioni dalla mera sfera delle arti decorative, portandole a un livello superiore e affermandosi come artista visiva a tutto tondo. Le sperimentazioni artistiche e le sovrapposizioni di materia pittorica e ceramica, qui riunite in grandi tele cromaticamente espressive, bilanciano con grande impatto visivo i lavori di Kiki Smith. La tridimensionalità stratificata delle opere della Woodman prosegue idealmente nelle sculture monocromatiche dell’amica e collega, dove diversi animali del bosco fanno da contrappunto ai colori pop di Betty Woodman, iniziandoci silenziosamente al delicato universo creativo della Smith.

Kiki Smith, installation view

Kiki Smith, installation view

Kiki Smith, installation view

Kiki Smith, installation view

Le sue opere in bronzo richiamano un mondo naturale verso cui Kiki Smith ci guida, allusivo al ciclo della nascita e della vita – come in “Heirloom” e negli altri disegni di colombe feconde –, che non conosce differenziazioni di generi, uguale sia per gli animali sia per gli uomini. La sua ricerca artistica è una curata sintesi del rapporto tra uomo e natura, ben espressa nei preziosi disegni a matita e foglia d’oro, nelle delicate sculture, nei grandi arazzi dal colore saturo che grazie al telaio Jacquard restituiscono complessi paesaggi naturali abitati da cervi e aquile.

Kiki Smith, Fortune, 2014, arazzo Jacquard, courtesy of Galleria Lorcan O’Neill

Kiki Smith, Fortune, 2014, arazzo Jacquard, courtesy of Galleria Lorcan O’Neill

Il lirismo con cui Kiki Smith racconta la propria esperienza del mondo esterno, lo stesso con cui l’Io si deve confrontare ogni giorno e che ci definisce individualmente come persone e collettivamente come esseri umani inseriti in una realtà ben più grande e misteriosa del nostro microcosmo quotidiano, rende le sue opere intimamente vicine agli occhi di chi le osserva. La minuziosità dei dettagli, come la preziosa foglia d’oro nelle sue colombe disegnate, l’intreccio delle mani in “Gathering”, la texture con cui sono resi i singoli elementi degli arazzi – vedi il manto del cerbiatto in “Fortune” –, porta il non visibile del mondo, che spesso ci appare incomprensibile, metaforicamente ed esteticamente visibile.

La mostra, fruibile fino al 12 novembre, bilancia perfettamente la cifra stilistica e la poetica delle due artiste, in un’organizzazione spaziale fatta di equilibri, in un allestimento che confronta senza mai sovrastare.

Kiki Smith, Gathering, 2014, collage su carta nepalese, dettaglio

Kiki Smith, Gathering, 2014, collage su carta nepalese, dettaglio

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Autore

Cristina Palumbo

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