Anni Felici

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Dopo l’ottima accoglienza durante il Festival di Toronto arriva il 3 ottobre nelle sale italiane Anni Felici di Daniele Luchetti.  Autobiografia romanzata su un frammento degli anni 70 visto dagli occhi del piccolo protagonista.

Anni Felici, di Daniele Luchetti, Italia 2013, 100′

Soggetto e Sceneggiatura: Sandro Petraglia, Stefano Rulli, Caterina Venturini, Daniele Luchetti.

Montaggio: Mirco Garrone, Francesco Garrone

Fotografia: Cludio Collepiccolo

Musiche: Franco Piersanti

Produzione: Cattleya, Rai Cinema.

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Interpreti: Kim Rossi Stuart (Guido), Micaela Ramazzotti (Serena), Martina Gedeck (Helke)Samuel Garofalo (Dario),Niccolò Calvagna (Paolo),Benedetta Buccellato (Nonna Marcella),Pia Engleberth (Nonna Marina),Angelique Cavallari (Michelle)

«L’amore forse è più importante della vita, ma questa vita è così importante» Rivendico – Il Teatro Degli Orrori.

Guido è un artista travolto dall’onda dell’avanguardia in cerca della performance che renda giustizia alla sua posticcia trasgressione intellettuale. Serena al contrario è una donna pratica, tremendamente emotiva, guidata nel mondo dal suo amore per Guido e da scelte dettate dall’impulsività. Il loro scontro è molteplice. E’ quello tra l’uomo e la donna, tra una generazione che costruiva nuove regole per scardinare le vecchie, è lo scontro tra l’arte e le cose comuni – «a Picasso nessuno diceva cosa fare» urla lui, «sarà pure arte ma sempre con donne nude stai» risponde lei riassumendo in poche parole l’eterno problema della rappresentazione e della precarietà di questa quando ci si scontra con l’erotismo più viscerale dell’uomo. La loro storia è travagliata, fatta di risentimenti, gelosie, tradimenti, vissuta in modo infantile in un continuo rincorrersi senza fine. Là dove l’immaturità o forse la semplice spontaneità dei due porta a vertigini dilanianti, la tensione erotica li riavvicina. Un collante eccezionale in una tempesta sentimentale le cui vittime passive sullo sfondo sono i due piccoli figli. Occhi onnipresenti a ogni lite e a ogni riappacificazione, specchiati nei solari anni 70 che si trascinano ancora addosso i moti sessantottini prima che l’aria di piombo, destinata a fare la storia, scenda a soffocare il tutto.

Daniele Luchetti torna dopo tre anni dallo splendido La nostra vita con un altro racconto imperniato intorno alla famiglia. Stavolta però il carattere strettamente autobiografico diventa un peso ingombrante da cui non ci si può liberare facilmente. Un tono meno aspro del solito dipinge, non senza la tipica ironia del regista, dei frammenti eterogenei legati fra loro da situazioni che seguono da vicino il corso della vita piuttosto che il lato drammaturgico. Un abbraccio su tanti aspetti, contrastanti ed eterogenei fra loro, di un’epoca le cui conseguenze echeggiano ancora oggi. A sorreggere il tutto una struttura da dramma sentimentale che si smarca dalla facile pateticità qualunquista tipica del genere.

Due caricature che si fanno carico di rappresentare, suggerendo più che esplicando. Guido e la sua avventura nel mondo dell’arte concettuale – per una volta affrontata con serietà senza scendere solo ed esclusivamente nella comicità più superficiale -, Serena e la sua presa di posizione coraggiosa e anticonformista. L’occhio della realtà è lasciato alla cinepresa del figlio più grande della coppia Dario/Daniele. «Siete due stronzi» urla in uno sfogo liberatorio; abbastanza grande da capire che l’unico modo di avere attenzioni è giocare secondo le loro regole, non ancora grande da capire le sfumature più ostiche dell’animo umano. A lui il compito di aprire e chiudere il film. Nonostante manchi la forza dirompente di molti altri suoi film, dopo l’onorata carriera, Luchetti ha tutto il diritto di firmare la sua opera più intima: una pellicola capace comunque di parlare per chi ha la pazienza e voglia di saperla ascoltare.

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