REF16 | Anne Teresa De Keersmaeker, Rosas | Rain

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© Herman Sorgeloos

© Herman Sorgeloos

coreografia Anne Teresa De Keersmaeker

danzatori Laura Bachman, Léa Dubois, Anika Edstrom Kawaji, Zoi Efstathiou, Jara Vlaeminckx, Laura Maria Poletti, Soa Ratsifandrihana, Frank Gizycki, Robin Haghi,/Lav Crncevic, Luka Svajda/Thomas Vantuycom

musica Music for 18 musicians di Steve Reich

scenografia, luci Jan Versweyveld

costumi Dries Van Noten

produzione 2001 Rosas & De Munt/La Monnaie (Brussel/Bruxelles)

coproduzione 2016 De Munt / La Monnaie (Brussel/Bruxelles), Sadler’s Wells (London), Les Théâtres de la Ville de Luxembourg

16 ottobre 2016, Teatro Argentina, Roma

Un luogo come il Teatro Argentina, ancora istituzione romana nell’arte di Tersicore, non poteva non accogliere la genialità coreografica di Anne Teresa De Keersmaeker in uno dei suoi appuntamenti con Romaeuropa Festival.

Accade ancora che per la gloria di Rosas e la storia che accompagna questo nome, il teatro sia colmo di un pubblico pronto ad assistere a Rain, lavoro del 2001 su musica di Steve Reich, riallestito recentemente.

Il segno di questo spettacolo è diverso da quelli a cui ci ha abituato la coreografa nella sua carriera. Lo spettatore ha davanti a se una scena delimitata da una corolla semicircolare di filamenti che invitano alla leggerezza e mostrano con eleganza la struttura di solito invisibile del retropalco. Le luci sono tenui, fatte magistralmente dialogare con la musica di Reich e con i corpi dei dieci danzatori in scena.

Interpreti molto interessanti, diversi tra loro e abilissimi nel mostrarci il piacere del movimento che eseguono. Nei loro volti, sempre più stremati dalla fatica che comporta eseguire coreografie come quelle scritte per Rain, si legge gioia, concentrazione, ascolto e complicità. Volti assemblati a corpi tecnicamente preparatissimi, vestiti di colori tenui che cambiano durante i 70 minuti di lavoro, coprendo una gamma che va dal beige al rosa scuro, un campionario di tessuti differenti che aiutano a far evolvere le continue pennellate spaziali che la coreografia prevede.

Un lavoro che suggerisce una continua evoluzione di movimento e allo stesso tempo ripetizione, che gioca col peso dei corpi che cadono e si rialzano insieme, che ci fa assistere a momenti di caos controllato come ad altri di estrema pulizia in cui il semplice camminare, o anche sostare, ricamano il dinamismo generale di Rain.

Una relazione continua in cui gli assoli si sciolgono in duetti, terzetti e momenti corali spazzati dal movimento leggero prodotto dagli interpreti.

L’astrazione è padrona della scena e, nonostante questo, affiorano molte storie e possibilità di incontri tra esseri umani, lasciando allo spettatore anche la possibilità di legarsi ad uno sguardo anziché semplicemente gioire della leggera eleganza dell’opera.

Certo, un cultore di Anne Teresa De Keersmaeker abituato magari ad un Vortex Temporum o ad un Fase, visti negli ultimi anni in Italia, sembrerà strano vedere Rosas in questa veste di eleganza “color cipria” ma sicuramente non ne disdegnerà le capacità registiche, coreografiche ed interpretative.

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