Roberto Herlitzka | Casanova

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CASANOVA-I

 

Testo Ruggero Cappuccio
Regia Nadia Baldi
E con Marina Sorrenti, Franca Abetegiovanni, Carmen Barbieri, Giulia Odori, Rossella Pugliese
Musiche Marco Betta
Costumi  Carlo Poggioli
Progetto scena Mariangela Caggiani
 

24 gennaio, Teatro Arcobaleno, Roma

Quando si solleva il sipario Casanova è un uomo vecchio, annoiato e assediato dalla servitù del castello di Dux, in Boemia, dove si è ritirato e dove “La noia si è fatta così leggera da mescolarsi al cielo”. Ma i continui dispetti a cui è sottoposto indeboliscono ancora di più il suo corpo e hanno per scopo di accelerarne la morte.  Scrittore dell’Histoire de ma vie, veneziano, librettista, diplomatico, alchimista, imprigionato nei Piombi e libertino. La regia di Nadia Baldi ricostruisce alcune scene salienti della vita di Giacomo Casanova, raccontata nelle sue memorie, pezzo dopo pezzo, per trovare la sua innocenza. Il racconto procede dalla notte tra il tre e il quattro giugno del 1978, quando il gentiluomo veneziano sospetta di dover morire. Un mese prima ha festeggiato il suo settantatreesimo anno brindando a se stesso con un bicchiere d’acqua gelata e da quel giorno è ammalato. Lo scuotono brividi e vampate, e il racconto assume questo ritmo: è pungolato da ricordi brevi e improvvisi, o si apre su vicende ampie che riaffermano il coraggio dell’uomo e il suo irrinunciabile amore per la libertà.

La fama del seduttore ha oscurato la storia dell’uomo, così Roberto Herlitzka dice subito all’inizio che “Casanova non è Casanova” e tutta la messa in scena è governata dall’atto di difesa dell’uomo davanti al pubblico, davanti a se stesso e davanti a cinque donne meccaniche queste ultime vestite come l’ultimo giorno in cui si sono amati . Le stecche di balena per sorreggere i fianchi enormi del vestito, le parrucche, la biacca, le spalle nude delle cinque dame costruiscono la scenografia della difesa di Casanova. I loro movimenti dividono tra di loro i momenti del racconto. Esse scivolano da una composizione all’altra, da una posizione d’immobilità all’altra. In una scena corale al centro della rappresentazione diventa chiaro che queste figure sono solo un mezzo per incubare il racconto della vita dell’uomo. Queste muse del carnevale salgono in piedi sui loro trespoli, alzano i verdugali (le strutture cerchiate della gonna) sopra le proprie teste e costruiscono con le gonne favi translucidi, illuminati dentro, da cui Casanova può entrare e uscire e dire della bellezza delle sue amanti, dei loro vezzi, che lui amava, e dell’intoccabile pienezza di un amore non compresso dalla gelosia e dai cliché.

Infatti, nel testo di Ruggero Cappuccio, gli eventi fondamentali della narrazione non sono le arti amatorie del personaggio, ma la prigionia di Giacomo Casanova nei Piombi di Venezia e la sua fuga rocambolesca. In questo atto viene fuori tutta la maestria di Roberto Herlitzka. Il racconto della fuga è condotto magistralmente e da questo punto la rappresentazione procede sempre più in fretta verso la fine. Perché ha dimostrato come il personaggio non fosse che un capro espiatorio di una passione che agita l’umanità: di fronte all’Amore non è possibile misurarsi con stoicismo, perché non è possibile regolare l’impallidire, l’arrossire, il riso e il pianto, né si può essere seduttori se non si è mai stati sedotti dal silenzio di una prigione.

L’adattamento di queste memorie risulta un testo accurato e linguisticamente ricercato, che risuona grazie al grande carisma del suo interprete. Soltanto l’intenzione autobiografica della narrazione, che sospinge il pubblico a credere e identificarsi con il veneziano, stride a volte con la scelta della regia di mettere in scena un processo. Questa scelta non sembra percorsa fino in fondo e l’accusa, che sarebbe sostenuta dalle cinque dame in pose d’automi, di cui una soltanto incalza Casanova, da luogo ad una interazione difficile e un po’ artificiosa, sebbene con ricchi momenti visionari, tra l’attore e le sue testimoni mute.

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Autore

Mariaenrica Giannuzzi

Mariaenrica Giannuzzi (1989) è nata in Puglia e vive a Roma. Laureata in filosofia alla Sapienza sull’idea di storia naturale nella poesia di Paul Celan, la sua ricerca comprende l’uso politico delle scienze, le teorie della biodiveristà e il pensiero femminista (Iaph – Italia). Ama viaggiare per le isole, camminare nei boschi e arrampicarsi.

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