Roma Fringe Festival | Laura Nardinocchi | OcchioPin

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regia e drammaturgia Laura Nardinocchi

musiche originali Francesco Gentile

con Leonardo Bianchi, Livio Berardi, Francesco Sannicandro, Ottavia Della Porta, Francesco Gentile

ideazione Rueda Teatro

 

7 settembre 2017, Roma, Roma Fringe Festival

 

La compagnia Rueda Teatro, concorrente del Roma Fringe Festival 2017, ci presenta OcchioPin lavoro dal 6 all’8 Settembre.

Veniamo accolti in “sala” da cinque personaggi addormentati su altrettante sedie. Quattro di esse sono posizionate con lo schienale poggiato contro il fondale scenico in una formazione bidimensionale e piatta che comunque favorisce, e non poco, la tematica a cui si sta andando incontro.

Il sonno di questi personaggi è quello di quattro figure più una che vanno incontro all’ormai consolidata routine di una vita ordinaria, per certi versi noiosa a chi la dovesse osservare da fuori. Ogni risveglio non è altro che l’inizio di un susseguirsi di azioni reiterate nel tempo, e ben scandite dall’interessante partitura musicale di Francesco Gentile, legate ai vari momenti della giornata di ogni “abitante” di un ipotetico villaggio. Un medico, una professoressa, una guardia, un impiegato, un panettiere, un postino, un meccanico, un politico, figure presenti e non, rappresentate e non, ma comunque parte di quella che è una piccola società conformista e così identica a se stessa nella sua effimera diversità. In una società di questo tipo è solo una la figura che può rompere tale schema sfociando in qualcosa che fino a quel momento risultava inaccettabile come può essere l’extra-ordinario: un semplice studente.

Il pretesto della favola del burattino di Collodi ben si presta al raccontare una tematica delicata ed a cui molto spesso non si dona la cura ed il rispetto adeguati. Il cantare fuori dal coro, l’uscire dal “comodo”, lo stancarsi del “semplice” prendendosene tutte le conseguenze del caso.  Diventare il più bel problema che un padre possa mai desiderare.

Può davvero la pura e genuina curiosità nei confronti della vita divenire un ostacolo per chi non ne è in possesso ed un pericolo per chi la genera? Può la mancanza della soddisfazione di un’urgenza portarci alla distruzione, o all’autodistruzione, fisica ed emotiva?

La compagnia Rueda Teatro tenta di rispondere a queste domande con generosità ed impegno, con passione e dedizione, forse gli stessi presenti nel protagonista dello spettacolo che, anche a causa della sua inesperienza, della sua fretta e dei suoi non biasimabili errori, si ritrova a giungere ad un determinato epilogo.

Buono il lavoro fisico della maggior parte degli attori. Meno buono il lavoro vocale ed interpretativo sempre della maggior parte di essi. La recitazione grottesca sfocia molto spesso nel “sopra le righe” risultando a tratti eccessivamente poco realistica causando la perdita del più che apprezzato lavoro sui dettagli messo in atto soprattutto da Francesco Sannicandro e Leonardo Bianchi. Testo sufficientemente scorrevole ma messo in difficoltà dalla frammentarietà delle scene. Lo spettacolo è fondamentalmente una sequenza di quadri abbastanza slegati tra loro e di questo ne risentono il ritmo e l’immedesimazione del pubblico che, di volta in volta, deve essere faticosamente riguadagnato dagli interpreti nel corso delle scene.

Certamente un contesto all’aperto come quello del Fringe non aiuta a rimanere focalizzati sul lavoro ed è difficile per gli attori prendere il pubblico per mano con l’intento di portarlo con sé. Evidente, in ogni caso, la potenzialità in prospettiva di questa giovane compagnia e della sua giovane regista.

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