S. Bucci, M. Mammucari |Solitudini Distratte

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Solitudini distratte,  foto e testi di Sofia Bucci e Matteo Mammucari

Presentazione libro e mostra fotografica, venerdì 28 novembre ore 19:00

presso MICROPRISMA

Via Conte di Carmagnola, 72-74, 00174 Roma, Italia. La mostra sarà visitabile fino al 01/12/2014.

book trailer: http://www.youtube.com/watch?v=rvAFKPmkfk4 

Foto e testo in anteprima: http://www.sofiabucci.com/SolitudiniDistratte.html

 

L’emozione è una sensazione personale, unica, irripetibile. Non esiste dire: «mi sono emozionato come quella volta che…» è una falsità, bella e buona.

L’emozione è come la felicità, come la tristezza, come la solitudine. Sofia Bucci è una fotografa. Matteo Mammucari uno scrittore.

Solitudini distratte è il loro primo libro di scatti fotografici e testi. E’ un’emozione, punto, e per quante parole si possano spendere, in realtà ci si può soltanto fermare a osservare e leggere. Solitudini distratte è silenzio; anche se si può condividere, esso è troppo personale, intimo, come un corpo. Il proprio corpo. Ogni scatto, ogni fotografia, è come le ombre, che svelano una forma ma non un’identità.

Per quanto si possa condividere il proprio corpo, il proprio spazio nel mondo… la propria pelle è sola. L’aria che abbiamo dentro è sola. La fotografia riesce a immortalare perfettamente gli attimi di solitudine, in quanto uccide e rende immortale l’istante, lo rende solo al mondo, qualcosa che non si potrà ripetere. Questo libro è un panta rei continuo. Solitudini distratte è una traccia, un solco, è odori intrappolati, immagini perse per sempre.

È perdersi, inteso non come quando ci si perde tra la folla o in un bosco, ma inteso come perdere momenti, occhi, mani, istanti. È non riconoscersi, non ritrovarsi, restare immobili o muoversi, tanto è la stessa cosa, perché non avremmo comunque ciò che cerchiamo, ciò che vogliamo.

La solitudine più grande si prova stando insieme probabilmente. Essere condomini e non coinquilini, tantomeno conviventi. Vivere insieme restando sconosciuti.

Questo libro è un orizzonte, un’utopia. Lo si percepisce dai testi, dalle frasi che descrivono uno stato d’animo, una soluzione, un qualcosa che sembra essere lì a portata di mano, ma poi non è così.

Solitudini distratte è lo spazio, inteso come stanze, camere, non come spazio interstellare. Non si sa mai cosa farsene dello spazio, e poi non basta. Nell’indecisione si condivide, ma si lascia sempre qualcosa per sé.

Solitudini distratte è un libro, rilegato a mano. Ognuna delle sole cento copie prodotte non sarà mai tale e quale all’altra. Proprio come le persone. Solitudini distratte si può sfogliare come si vuole, non c’è un ordine, non c’è una storia unica, ma tante con lo stesso finale. C’è Solitudine, assordante come il silenzio. C’è la distrazione, un rumore improvviso che fa voltare di scatto, un dolore, che cattura occhi  e mente.

Intanto qui, un anticipazione:

Finalmente Soli

«Ti nasconderò tra le mie braccia. Ti proteggerò dallo sguardo malizioso degli uomini sugli autobus, dalle fermate a cui non devi scendere. Chi ti guarda attraversare la strada non sa dove stai andando, quale cemento ti ha donato quelle cicatrici. Sono solo dei semafori davanti ai quali non dovresti mai fermarti.

Non hai bisogno di partire, di mischiarti in mezzo agli altri. C’è già qualcosa che ti aspetta, è già apparecchiato. Siediti. Io ti riparerò dalla pioggia, dal freddo e dal rumore. Non lascerò che l’aria condizionata ti condizioni. Siediti qui, vicino a me. Puoi accarezzarmi, e non ci troveranno mai. Ci nasconderemo tra le pieghe di una corazza di cotone che ci avvolge. Berrò dai tuoi capelli, mangerai dalle mie mani. Non ci troveranno mai.

Resteremo sospesi, lontano dai ritagli di giornale e dai pranzi alla domenica. Questo letto è il confine oltre cui ci assediano le tentazioni. Non guardare. Ti riparerò dalla luce delle lampadine. Ti nasconderò tra le mie braccia. Chiuderemo gli occhi insieme.

E ci continueremo a dire di non essere soli, fintanto che saremo soli».

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Autore

Andrea Palazzi

"Il passato è presente in ogni futuro". Andrea Palazzi scrive quello che i suoi occhi osservano e quello che la sua epidermide del cuore assorbe. Nelle sue recensioni traspare la continua ricerca tra l'esatta posizione delle cose e la loro giusta dimensione. Per lui l'arte è l'interazione emotiva tra chi crea e chi osserva.

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