di e con Simone Perinelli
ispirato all’Opera di Cervantes e di Douglas Adams
regia Simone Perinelli
aiuto regia e consulenza artistica Isabella Rotolo
produzione Levidelfool
5 novembre 2016, Teatro dell’Orologio, Roma
Una figura passeggia su un raggio di luce e sembra percorrere un’autostrada galattica che la porta nell’universo del sospeso. Brancolando fra le ombre e le zone più chiare, questa figura interroga e parla rivolgendosi alle stelle, convinto che qualche abitante del cielo ascolti il suo bizzarro soliloquio. E’ Simone Perinelli, che con Luna Park – Do you want a cracker? riesce in poco più di un’ora di spettacolo a trascinare il suo pubblico in un vortice di pensieri/parole capaci di far compiere un viaggio.
Una performance di altissimo livello tecnico e interpretativo quella che vede coinvolto l’unico attore in scena, il quale, delimitato in una zona che sembra il raggio di un disco volante, si impegna anima e corpo in un rocambolesco racconto fatto di azioni ed immagini mentali, sensazioni ed allucinazioni, continuamente spezzato dall’affievolirsi della luce che fa pensare a vuoti di memoria. Psicotico e paranoide, con la capacità di passare da un argomento all’altro senza un apparente filo logico, il testo del lavoro firmato Leviedelfool è coinvolgente, divertente e straniante: il suo ritmo è giocato su continui salti tematici e di tempo, che catapultano anche in uno spazio indefinito. La struttura è sapientemente sorretta dall’agire incerto della voce e del corpo di Perinelli, che in preda a continui tic alimenta la crescita di un ritmo interno che si fonde a quello esterno.
Ci si ritrova immersi in un delicato monologo all’universo, schizzoide per certi versi, che sembra un modo di ricordare l’umanità seppur nell’esprimersi particolare di un singolo: un singolo essere umano che di fronte alla vastità richiama su di sé l’attenzione e cerca di avvalorare l’intera esistenza di una razza che per pochi istanti percepisce la sua piccolezza. Le luci sono semplici ma si legano perfettamente alla drammaturgia, creando un’atmosfera di indeterminatezza nel quale brancola la figura: seppure così piccola e sperduta, ella cerca solo di risultare familiare ed ospitale, gentile nel suo incerto racconto che si perde fra realtà e fantasia.
Un lavoro poetico e coinvolgente, che lascia la possibilità a chi ascolta di immergersi così profondamente in quei pensieri da riconoscerli forse come propri e di riconoscere nel proprio interiore un universo del possibile nel quale perdersi. Come può attivarsi questa opportunità di viaggio? col semplice sedersi su una poltrona ed ascoltare un racconto che ha l’urgenza di essere ascoltato.