concept e allestimento Forced Entertainment
interpreti Robin Arthur, Jerry Killick, Richard Lowdon, Claire Marshall, Cathy Naden, Terry O’Connor
regia Tim Etchells
testi Robin Arthur, Tim Etchells, Jerry Killick, Richard Lowdon, Claire Marshall, Cathy Naden, Terry O’Connor
design Richard Lowdon
suono e disegno luci Jim Harrison
produzione Forced Entertainment
coproduzione Berliner Festspiele – Foreign Affairs Festival, Berlin, Theaterfestival – BaselMa
A Summer Night’s Dream interpretato da Jerry Killick
Winter’s Tale interpretato da Cathy Naden
Richard III interpretato da Claire Marshall
The Tempest interpretato da Richard Lowdon
15/16 ottobre 2016, Opificio Romaeuropa, Roma
Uno degli appuntamenti più stravaganti presentati alla XXXI edizione del Romaeuropa Festival vede la compagnia britannica Forced Entertainment impegnata nella rappresentazione della totalità delle opere di Shakespeare narrate a mo’ di favola agli spettatori mediante l’ausilio di inusuali marionette.
Così, sedendo ad un tavolo di legno, un corpo/voce narrante simile ad un cantastorie dà vita a qualche oggetto inanimato per introdurre al magico mondo shakesperiano. Nelle quattro scaffalature di ferro poste ai lati dello spazio scenico e che ricordano quelle degli scantinati, “riposano” gli oggetti futuri protagonisti delle storie. Ogni scaffale è suddiviso e marcato con dello scotch di carta sul quale, con un pennarello nero, è scritto il titolo dello spettacolo. Al centro della scena un tavolo di legno con una sedia ed un cartoncino con scritta la performance in programma. Con amorevolezza ciascuno degli attori – nel piccolo break fra una narrazione e l’altra – ripone sugli scaffali gli oggetti utilizzati dal collega e prende a sua volta quelli che lo aiuteranno nel racconto: è una preparazione lenta e concentrata, cui il pubblico ha la fortuna di assistere. Sembra quasi di vedere un bambino scegliere i giochi con cui, in breve tempo, metterà in scena una vicenda dalla trama arzigogolata.
La peculiare tipologia di messinscena ha riscosso enorme successo fra il pubblico del Romaeuropa, che ha con grande interesse seguito la quasi totalità delle performance presentate dalla compagnia di Sheffield confermando il sold out. L’universalità delle trame di Shakespeare si è, in questa sede, rafforzata del legame intimo creatosi fra pubblico e attore che, ritrovandosi ad una distanza minima dal suo interlocutore, ha raccontato le vicende dei protagonisti rifiutando uno stile declamatorio le vicende dei protagonisti. Inoltre l’utilizzo di prodotti per il legno, profumi o piccolo bottiglie di liquore, candele e colle al posto di burattini dalle sembianze umane ha creato un’atmosfera quasi surreale, stemperata con accenni di risa e non svalutando il contenuto delle opere. Ogni narrazione, dalla durata di poco meno di un’ora ciascuna, ha visto il proprio performer impegnato a guidare il suo pubblico attraverso gesti semplici, pause cariche di significato e pathos, con un testo adattato in prosa che incanta tramite il suono della lingua inglese
Tim Etchells – curatore della maggior parte degli spettacoli della compagnia per il testo e la messinscena, oltre che essere uno degli attori, afferma: «Se le commedie non saranno incredibilmente divertenti non è veramente un nostro problema, è più un problema di Shakespeare». Nonostante la “povertà” dei mezzi, il testo adattato e la non-presenza di un attore per ciascun ruolo, la proposta risulta vincente, facendo risultare vincente la forza creatrice del Bardo, che in questa veste fa parlare di sé come un autore in grado di comporre qualcuno versi e intrecci ormai entrati nel tessuto sociale e culturale della Gran Bretagna – e del mondo intero –, costruendo una vera e propria tradizione di racconti. La semplicità che questa compagnia mette in scena restituisce in pieno la caleidoscopica essenza dell’umanità.