Andrea Rivera | Ho risorto

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rivera
di Andrea Rivera
con Andrea Rivera
chitarre Matteo D’Incà
disegno luci Hossein Taheri
 
23 Dicembre 2014, Teatro Vascello, Roma

 

È un miscuglio di freschezza, spontaneità, brillantezza e ironia Andrea Rivera che nei circa novanta minuti di spettacolo fornisce una panoramica completa del suo repertorio: battute pungenti, irriverenti, maliziose e malinconiche.

Già dall’ingresso in scena, attraverso il corridoio d’accesso del pubblico, lascia intendere che non sarà uno spettacolo comune. Si ferma, infatti, a parlare con gli spettatori, li deride bonariamente, chiede loro da quali quartieri romani provengano e fa loro cambiare posto raggruppandoli per zone. Non ancora appagato fa battute tra il pubblico per quasi dieci minuti prima di salire sull’ampio palco del Teatro Vascello dove, oltre ad un tavolo con due sedie e un microfono, c’è ad attenderlo Matteo D’Incà che, per tutto lo spettacolo, gli fa da spalla e lo accompagna con la chitarra.

Rivera inizia subito con la derisione dell’uso incontrollato del cellulare e delle conseguenze che ciò ha portato nella società. Passa poi, con l’ausilio di uno schermo posizionato alle sue spalle, al momento tanto atteso, proposto in varie circostanze in programmi televisivi: citofonare a sconosciuti e porre delle domande in apparenza banali ma che mettono in difficoltà l’interlocutore. Ciò al solo fine di mostrare, non solo l’ignoranza, ma la mediocrità raggiunta dalla società.

Alterna poi momenti di ilarità a canzoni di forte contenuto sociale, passando per la malinconia del momento, artisticamente più degno di nota, in cui dialoga con il piccolo Andrea Rivera sullo schermo obbligando gli spettatori a riflettere sullo spaventoso cambiamento che il mondo ha subito negli ultimi trent’anni. Un mutamento non accettato dall’attore, che rimpiange il periodo in cui da bambino viveva senza quei dubbi che portano una certa tristezza e che compaiono in età adulta, soprattutto per chi è adulto in questo periodo storico privo di certezze.

Gli argomenti trattati dallo spettacolo sono molteplici: amore, politica, tecnologia, abitudini. Tutti visti con l’occhio indagatore di chi vuol fare satira costruttiva e vuole portare lo spettatore a riflettere sulle tematiche tra una risata e l’altra ,con una certa malinconia conclusiva.

Tale scopo è pienamente raggiunto da Rivera, il cui spettacolo è molto godibile per l’intera durata. Va riconosciuto, nonostante tutto, la poca crescita artistica dell’autore/attore che è rimasto troppo simile al se stesso dei primordi e che non è riuscito, forse, ad evolversi nel panorama della satira nazionale.

 

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Autore

Roberto Compagnone

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