Conversazioni|Angelina Yershova

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Conversazioni|Angelina Yershova

 

Conversazione con la compositrice Angelina Yershova, in occasione dell’ uscita del suo album dal titolo Piano’s Abyss

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Ascoltando le tracce di Piano’s Abyss si ha da subito l’impressione di intraprendere un viaggio, anche in relazione ai titoli dei brani, fortemente evocativi. Cosa puoi dirci in merito?

Piano’s Abyss è una linea retta raffigurante un cammino esperienziale. È un’ascensione verticale verso un suono che ti fa scomparire. Se nella prima traccia, immersione, vi è ancora un contatto con un io che si acquieta ad una rinnovata dimensione, tale identificazione di se stessi si perde progressivamente, fino al raggiungimento dell’abisso.

Quali sono stati i processi compositivi che ti hanno guidato nella realizzazione dell’opera? E qual e’ il concept generale del lavoro?

Ho costruito un mondo sonoro partendo esclusivamente da suoni pianistici. A questo punto ho investigato il materiale audio creato, improvvisando e giocando con le forme a mia disposizione. Piano’s Abyss ha rappresentato il viatico per entrare in un abisso di esplorazione e vivere le domande. In questo concetto risiede il principale filone conduttore dell’album: nel dare a me stessa la possibilità di entrare in un flusso di evoluzione, mediante il confronto con gli interrogativi che sentivo di voler sviscerare, e nella volontà di trovare una connessione con l’ascoltatore, condividendo con lui la dimensione ambientale e sensoriale a cui sono pervenuta.

Nella musica di Piano’s Abyss, avverto un senso di tridimensionalità cangiante. C’è un processo consapevole nel plasmare dei suoni geometrici?

Credo di aver comunicato una sensazione generale di esplorazione, di risoluzione ma anche di smarrimento di fronte ai perché, i quali anche se semplici, possono non trovare necessariamente una risposta. Brani come Rebus o Mistery, evidenziano questa attitudine, frapponendo però degli ostacoli, delle limitazioni al percorso del fruitore. In questo senso si potrebbe parlare di una geometria delle percezioni.

Mi sento di poter affermare che in questo album non si avverte quasi mai un concetto di premeditazione. I finali delle tracce ad esempio, sembrano presentarsi in maniera improvvisa, quasi a voler testimoniare un intento governatore da parte tua, nel sottrarre quando dici tu l’ascoltatore al processo esplorativo . Ti rivedi in questa posizione?

Si, forse le strutture in gioco talvolta appaiono senza preparazione, ma questo perché il compimento delle linee espressive è correlato all’energia delle domande. Il suono trova una via d’uscita quando la domanda riceve uno sbocco risolutore, il suono termina quando la domanda cessa di girare nella testa.

Ho notato audaci accostamenti accordali fra consonanza e dissonanza. Quale lo spunto seguito?

Ho utilizzato accordi sospesi, come sospese appaiono le domande, dotate sempre di una armonia composta ma non per forza solubili.

I concerti astrali, le musiche di ispirazione sciamanica, e ora Piano’s Abyss. C’è un filo conduttore? Possiamo considerare la tua musica rituale?

Penso di si. Credo che un rito possa condurre a stati alterati di coscienza. Se penso ai feedback ricevuti in relazione a Piano’s Abyss, ho raccolto testimonianze di perdita di orientamento, di pacatezza e perdita di focalizzazione. Tutto ciò potrebbe essere connesso alla natura del rito.

Quali sono i progetti futuri in relazione al progetto Piano’s Abyss?

Questo è un primo gradino verso un percorso di ricerca per me nuovo. Ho già in cantiere dei materiali prodotti pensando ad un seguito concettuale di questa strada ancora così densa di mistero.

Teaser – Piano’s Abyss

Altri Links:

Astroconcert

Kàrmàn Vortex

Nomad

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Autore

Paolo Gatti

Musicista e ricercatore, da sempre interessato al binomio Musica - Tecnologia. E’ laureato in Ingegneria con Master in Ingegneria del Suono e diplomato in Musica Elettronica.

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