Jacopo Neri | Il nome proprio

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IL NOME PROPRIO foto 2

scritto e diretto da Jacopo Neri

soggetto di Jacopo Neri e Giacomo De Rose

con Giacomo De Rose, Jacopo Neri, Paolo Perinelli, Mariachiara Di Mitri, Ada Roncone

costumi e scenografia Andrea Mancini

scenotecnica Luca Rovani

 

28 maggio, Teatro Agorà, Roma

 

E’ andato in scena al Teatro Agorà dal 26 al 28 di maggio lo spettacolo Il nome proprio,ultimo lavoro del giovanissimo regista, drammaturgo e attore Jacopo Neri. Questo nuovo pezzo teatrale appare carico di tutti quei segni tipici di Neri che si erano già osservati nel precedente Eternamente Grata: atmosfera straniante attraverso l’uso di una recitazione non naturalistica ottenuta soprattutto con l’uso di ripetizioni e ritmi del parlato non usuali. Stavolta l’utilizzo di tali meccanismi appare particolarmente calzante e funzionale allo svolgimento della storia.

Una racconto famigliare, due gemelli entrambi sposati si preparano ad incontrare il proprio padre che non vedono da tempo, con lo scopo di chiedergli un prestito per aprire le loro reciproche attività. Ma si scopre che il padre non ha mai accettato la scelta dei figli di sposare le reciproche mogli sostenendo che l’una doveva essere la consorte dell’altro e viceversa a causa delle attività dei rispettivi padri, appropriati specularmente per la realizzazione professionale dei mariti. Si assiste così ad un padre capriccioso e dispotico che si dice disposto a concedere il prestito richiesto solo a patto che un gemello prenda il nome dell’altro. Antonio deve chiamarsi Sandro e Sandro Antonio.

A partire da questa forzatura di identità si apre apertamente il conflitto tra i familiari sfociando in un parossismo formale cadenzato da ripetizioni di dialoghi sempre più accesi che ora vengono pronunciati da Antonio, ora da Sandro. Un ritmo incalzante che confonderà realmente le identità dei due gemelli i quali, stremati e vestiti l’uno dei panni dell’altro con a fianco le mogli scambiate si vedranno comunque vilipesi dal padre che non vorrà concedere il prestito e così’ ingannati e annichiliti se ne andranno senza aver ottenuto niente.

Un quadro grottesco e ironico sui microcosmi familiari, sulle cattiverie e le violenze relazionali edulcorate da abitudini e formalità di convenienza.

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